Salmo 62

Salmo 62

Lun, 16 Apr 18 Lectio Divina - Salmi

Il salmo 62 è una composizione didattica, che vuole fare riflettere su: la malizia degli uomini, il nulla delle creature, la vanità delle ricchezze, l’imparzialità del giudice celeste. In questo salmo, che si compone chiaramente di due parti, il tema dominante è la fiducia e la speranza in Dio, Nella prima parte è presentata la convinzione personale del salmista; nella seconda tale convinzione vuole essere comunicata al popolo mediante una calda esortazione dello stesso salmista a riconoscere la “nullità” dei valori umani, consistenti spesso in valori negativi, come la violenza e la rapina, oppure illusori, come la stessa ricchezza, tanto apprezzata presso gli uomini.
Il salmista, pertanto, probabilmente una persona di un certo rilievo della società, professa fiduciosa la sua fede in Dio, unica salvezza e roccia di difesa.
La simbologia è di carattere militare e spaziale (stabilità-inconsistenza).

Genere letterario: Salmo di fiducia con motivi sapienziali.

Divisione: fiducia personale del salmista (vv. 2-7); esortazione sapienziale (vv. 8-11); oracolo (vv. 12-13).

v.2: “Solo in Dio riposa…”: il salmo inizia ex abrupto con questa forte e incisiva espressione, per indicare la scelta netta (“solo”) del Signore da parte del salmista, che si sente come bambino che riposa fiducioso tra le braccia della madre.

v.3: “Lui… mia rupe… roccia di difesa”: questi appellativi divini sono usuali nei salmi (cfr. Sal 18,3; 46, 8.12). – “non potrò vacillare”: vedi Sal 15.8: 124, 1-5.

v.4: “Fino a quando…”: è la caratteristica domanda che esprime l’attesa impaziente di colui che non vede prossima la fine dei suoi malanni. Tale espressione interrogativa si trova per lo più negli appelli sollecitanti il divino intervento accompagnati da una notevole carica di sofferenza, ma anche di fede e di amore per Dio salvatore.
– “tutti insieme”: è segno di vigliaccheria coalizzarsi tutti per andare contro un innocente, che già di per sé è debole. – “muro cadente… recinto che crolla”: le immagini del mondo dell’edilizia, qui usate, indicano la debolezza del salmista, contro cui tutti si accaniscono (cfr. Ger 1,18-19; 15,20; Gb 30,14).

v.5: “Con la bocca benedicono…”: con parallelismo antitetico l’orante descrive i nemici, che sembrano essere stati prima amici, ma si sono rivelati poi falsi e ipocriti (cfr. Sal 28,3; 55,22; Prv 26,23-26).

vv.6-7: Nella ripetizione del ritornello dei vv. 2-3 si sostituisce l’espressione “la mia salvezza” del v. 2 con “la mia speranza” del v. 6. Il termine “speranza” denota l’ansiosa attesa di qualche bene od evento intensamente desiderato; qui indica proprio tale bene od evento, che è la “salvezza” (v. 2), meglio dire: l’intervento salvifico di Dio.

vv.8-13: In questa seconda parte il salmista, partendo dalla sua esperienza di fede (v. 8), lancia il suo appello a tutti gli appartenenti al “popolo eletto”, perché mettano la loro fiducia in Dio (v. 9), respingendo tutte le sollecitazioni dei falsi valori, come la violenza, la rapina, le ricchezze (v. 11). Chiude l’esortazione, e con essa il salmo, la duplice affermazione dell’esclusiva appartenenza a Dio del “potere” e della “grazia”; e la giusta remunerazione che ciascuno sperimenterà, da parte di Dio, in base alle proprie opere (v. 13).

v.9: “effondi il tuo cuore”: come la madre di Samuele (cfr. 1Sam 1,15; Sal 42,5; 142,3).

v.10: “sono un soffio…”: considerazione sapienziale sulla nullità dell’esistenza umana, al di fuori della prospettiva religiosa salvifica (cfr. Sal 39,6-7; Is 40,15; Qo 1,10).

v.12: “Una parola ha detto Dio, due ne ho udite”: è una formula numerica nota ai saggi e ai sapienti (cfr. Pvr 6,16-17; 30, 15-17; Sir 25,7-11). Il salmista così introduce un oracolo divino proferito da un sacerdote o da un profeta cultuale del tempio. – “il potere appartiene a Dio, tua, Signore, è la grazia”: è un’affermazione teologicamente forte. Alla lettera: “il potere appartiene a Dio, e a te, Signore, la grazia”. In Dio convivono potere e grazia, potenza e misericordia. Nel contesto di fiducia del salmo, l’orante vuole dire che nessuno può fargli del male, perché solo Dio ha potere e forza su tutti e mostra benevolenza verso chi gli è fedele.

v.13: “Secondo le sue opere tu ripaghi…”: si esprime il potere giudiziale di Dio secondo il principio della responsabilità personale sancito dal profeta Ezechiele (cfr. Ez 18). A conclusione del salmo viene ricordato il grande principio della religione veterotestamentaria che è quello della divina retribuzione, positiva o negativa, per ogni azione buona o malvagia commessa dall’individuo. Nei vv. 12-13 c’è il passaggio della terza persona alla seconda. Il contenuto dell’oracolo diventa anche professione di fede.
Il v. 13 è ripreso da Mt 16,27; Rm 2,6-11; Ap 2,23. Per la “speranza” del v. 6, cfr. Rm 15,13.

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